Una commode per la corte arciducale

Giuseppe Maggiolini (1738-1814)

Commode, 1773 ca.
Legno di noce, abete e pioppo intarsiato in bois de violette, bois de rose, palissandro, bosso, acero e acero tinto verde.
Maniglie, bocchette, angolari e scarpette in bronzo cesellato e dorato, piano impiallacciato in marmo Verde antico con ciglio in bronzo cesella- to e dorato, cm 95x128x62

Poco dopo o forse poco prima – è impossibile stabilirlo con certezza – la celebre commode con tarsie e bronzi sinizzanti oggi alle Civiche Raccolte artistiche del Comune di Milano[1], Maggiolini realizza questo inedito mobile, importante aggiunta al corpus delle sue opere giovanili. Le forme, ispirate ai modelli degli ebanisti parigini Louis XV, sono rivestite con spicchi di bois de violette. È una modalità decorativa piuttosto comune nell’ebanisteria genovese che certamente egli doveva conoscere; va ricordato il fatto che questo materiale, impiegato anche negli altri mobili eseguiti in questi anni, giungeva a Milano proprio da Genova. Al centro della facciata, in una bella incorniciatura Rocaille ovale, del tutto simile a quella che nella commode delle Civiche Raccolte artistiche del Comune di Milano racchiude le scenette di vita cinese tratte dai disegni del giovane Andrea Appiani, Maggiolini intarsia una canestra di fiori. Sui fianchi, in incorniciature dello stesso carattere, più piccole e disposte verticalmente, inserisce fiori dai lunghi steli legati da nastri.

Giuseppe LevatiCanestra di fiori. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 284×426. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 47

Modello per la canestra è un disegno a penna e tempera acquerellata, ancora oggi conservato nel Fondo dei disegni di bottega (Inv. C 47)[2], attribuibile a Giuseppe Levati (1739-1828) e stilisticamente coerente con le quattro cineserie, anch’esse dalla storiografia attribuite a Levati, destinate alla scrivania che Ferdinando inviò alla madre, l’imperatrice Maria Teresa, nel giugno del 1773. Per uno dei bouquet nelle riserve dei fianchi Maggiolini impiegò un disegno (Inv. B 155)[3], anch’esso parte di questo gruppo, su cui compare la firma del suo autore: “Levati Giuseppe”. Modello ispiratore per questo disegno dovettero essere un gruppo di incisioni di “fleurs d’après nature”, stampate da Roubillac a Parigi nei primi anni Settanta, ancora oggi conservate in un album parte del Fondo dei disegni di bottega[4],che furono copiate in una serie di fogli d’uso ancora presenti nel Fondo[5]. Come la commode delle Civiche Raccolte artistiche del Comune di Milano il mobile è decorato da una ricca guarnitura di bronzi cesellati e dorati, questa volta intonati al tema floreale delle tarsie. Conchiglie e fiori legati da nastri sono ispirati al lavoro dei “maîtres sculpteur et ciseleur” del primissimo gusto Louis XVI. Le maniglie con protomi leonine sono invece citazioni erudite di fantasie decorative cinquecentesche, come quelle della commode delle Civiche Raccolte artistiche del Comune di Milano, influenzate da alcune idee ornamentali ricorrenti nella Nouvelle Iconologie di Jean-Charles Delafosse. L’invenzione e la realizzazione dei modelli in cera dei bronzi spettano ad Agostino Gerli (1744-1821).

Il prezioso piano in marmo, impiallacciato in Verde antico con il ciglio in bronzo dorato, è un tipico lavoro romano, appositamente commissionato a un laboratorio dell’Urbe specializzato in questo genere di opere all’epoca molto ambite a completamento degli arredi più preziosi. Siamo davvero in presenza di un mobile sontuoso, anche di misure superiori a quelle della commode delle Civiche Raccolte artistiche del Comune di Milano, certamente eseguito per un’importante committenza, probabilmente per la stessa corte dell’arciduca Ferdinando, mecenate del giovane Maggiolini che, pochi anni dopo l’esecuzione di simili opere, sarà insignito del titolo di “Intarsiatore delle Loro Altezze Reali” che compare sul bel cartiglio, rappresentante due putti intenti a disegnare su una tavola con gli strumenti dell’intarsiatore, inciso da Giacomo Mercoli[6].


[1] G. Beretti, Il mobile dei Lumi, Milano nell’età di Giuseppe Maggiolini (1758-1778), Vol. I, Milano 2010, pp. 104-107 [2] G. Beretti, A. González-Palacios, Giuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei dise- gni, Milano 2014, pp. 253-254 [3] Ibidem, p. 127 [4] Raccolta di carte diverse di Giuseppe Maggiolini, Parabiago 1784, Milano, Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Inv.Voll. FF.32, Cart. 102-131 [5] G. Beretti, A. González-Palacios, op. cit., 2014, pp. 130-131 [6] Ibidem, pp. XXIV-XXV